Estratto dal libro Angeli del fango di Erasmo D’ Angelis –  Ed Giunti- 2016

 

 

Daniele Falco, insostituibile partner del gruppo ZArchitettura, ci regala un chiaro ricordo della Firenze fiorentina:

 

Già sono passati cinquant’anni! Mille immagini, voci e rumori affollano la mia memoria, andando a ricomporre un mosaico di emozioni, fatiche, sacrifici, preoccupazioni e non ultimo anche di giuochi vissuti in quei momenti. In soccorso arrivarono da ogni parte, prevalentemente giovani: gli Angeli del fango vennero chiamati. Per la verità non credo di appartenere a questi, un po’ perché “angelo” non sono mai stato e un po’ perché in Borgo Allegri abitava mio nonno da sempre e in quella casa sono nato!

Avevo 15 anni ed ero un capellone, così venivano chiamati quelli come me; volevamo cambiare il mondo e l’alluvione fu il nostro primo momento!

Andammo scoprendo la solidarietà nel dividere le cose, le case e un po’ tutto con quelli che avevano avuto l’acqua in casa… tutto sembrava magico…tutto sembrava vero.

Firenze a quei tempi era “piccola” e viveva di fiorentini e di quartieri. Passavamo il giorno a pulire le abitazioni, i negozi, le cantine e le strade. Per la verità non erano molti ad aiutarci, tolto qualche militare, facemmo quasi tutto da soli, e passati i primi momenti di rabbia, scoramento, dolore e preoccupazione, piano piano tutto diventò un giuoco! La sera andavamo in Piazza Santa Croce e lì c’era il mondo! Un brulichio di automezzi, gente, militari, e giovani che lavoravano intensamente per pulire la chiesa, la piazza e più in là la Biblioteca Nazionale. Tutto sotto lo sguardo arcigno di Dante che ancora stava in mezzo alla piazza. Eravamo attratti da questi ragazzi e ragazze e l’alluvione fu complice di amori e primi baci, nei quali ci trovammo tutti coinvolti.

Oggi mi viene da pensare che l’Arno in quei giorni portò via l’ultima Firenze popolare che era sopravvissuta alla ricostruzione del dopoguerra. E anche Dante dovette mettersi in disparte- oggi il suo sguardo non sembra più arcigno come un tempo- e in disparte furono messi anche i fiorentini che da allora “vivono” sempre più la loro città come estranei! L’alluvione a mio parere, è l’ultimo momento di “Firenze fiorentina”

 

DANIELE FALCO

 

Rif: pag 202

Angeli del fango-

Erasmo D’ Angelis-  Ed Giunti- 2016

 

Minuzia, precisione, pazienza e grande professionalità hanno caratterizzato un intervento all’interno di una lussuosa struttura ricettiva fiorentina

 

Firenze, Santa Maria Novella. Una piazza, che è il cuore pulsante della città, il crocevia di emozioni sempre nuove, il luogo dove, per eccellenza, si respira arte. In questo contesto magico, sorge il luxury hotel 5 stelle J.K. Place che, di recente, è stato oggetto di un prezioso intervento, per quanto riguarda la posa in opera delle pavimentazioni in parquet. Autore di questo delicato lavoro, Costica Vasile Pruteanu, titolare di PrutyParquet. Per saperne di più, lo abbiamo incontrato.

Qual è stato il tuo percorso lavorativo e come sei entrato nel mondo del parquet?

Il mio incontro con il mondo del parquet, risale a 15 anni fa. Sono quello che si può definire, un vero e proprio artigiano. Lavorativamente parlando, sono nato come falegname; l’amore per il legno, poi, mi ha portato verso il parquet. Per offrire sempre il meglio ai miei clienti, ho frequentato corsi di formazione e continuo ad aggiornarmi professionalmente. In un mercato al ribasso, come questo, per emergere bisogna puntare sulla qualità, sempre e da qualsiasi punto di vista.

Ci puoi descrivere l’intervento all’interno del J.K. Place?

Dopo la rimozione della moquette, era prevista la posa del parquet in diverse zone della struttura alberghiera. Per prima cosa, ho raschiato la superficie e ripristinato il massetto. È fondamentale che il piano di posa sia livellato, per ottenere caratteristiche di grande stabilità.
È stato poi steso il primer, per una migliore adesione delle colle al massetto. Questa operazione è importante poiché dona stabilità e durabilità nel tempo ai pavimenti in parquet rendendo la superficie di posa idonea alla stesura delle specifiche colle. Il lavoro è stato complesso, a causa di elementi strutturali presenti in loco.

A questo proposito, quali sono state le difficoltà incontrate?

Come dicevo, l’intervento non è stato tra i più semplici. In particolar modo, la presenza della boiserie nei locali nei quali posare il parquet, ha portato a delle criticità. Risolte, realizzando una cornice in legno, che corre lungo il parquet. Il lavoro da svolgere, doveva essere preciso al millimetro, in quanto c’era la necessità di realizzare incastri precisi. Sono state impegnate oltre 20 persone e non sempre si sono distinte per professionalità, capacità e competenza. Alcuni di loro, si sono tirati indietro ben presto.

Non tutti, quindi, sono stati all’altezza di un lavoro impegnativo. Quali sono le caratteristiche che un posatore deve avere, per svolgere al meglio l’attività?

Per lavorare in questo mondo, ci vuole passione, capacità, competenza e impegno, anche nel seguire i corsi di formazione e aggiornamento. Ma non è tutto. Entrano in gioco anche le caratteristiche personali; con il cliente, è importante apparire tranquilli e sicuri delle proprie capacità, ascoltare e analizzare le esigenze della committenza. Bisogna poi dire in maniera chiara e sincera ciò che si può e che non si può fare e fare presente se vi sono delle criticità che potrebbero compromettere il risultato finale. In genere, le nuove leve, sono più propense a mantenere questo tipo di atteggiamento.

Qual è, secondo te, il segreto per una posa perfetta?

Più che di una posa perfetta, parlerei di un lavoro perfetto: se vogliamo avvicinarci a questo obiettivo, credo sia importante puntare sul supporto e sulla consulenza. Il cliente deve sentirsi libero di chiedere consigli, deve potersi fidare di noi… ci vuole cervello ma anche tanto cuore!

 

Per lavorare in questo mondo, ci vuole passione, capacità, competenza e impegno, anche nel seguire i corsi di formazione e aggiornamento. Con il cliente, è importante apparire tranquilli e sicuri delle proprie capacità, ascoltare e analizzare le esigenze della committenza.

troverete l’articolo originale di Alessandra Mecca su:

https://www.professionalparquet.it/2018/07/17/maestria-e-grande-attenzione-ai-dettagli/